Non puoi più essere tu senza ricordarti che, ad un certo punto della tua vita, hai lottato e hai perso.

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Tiziano Ferro, Sanremo, La fine.
Non guardo Sanremo, non l’ho mai guardato (non per presa di posizione, è che proprio non mi interessa), ma Tizianone nazionale è da vedere. Sempre.
Cerco la sua esibizione, parte La fine, e partono anche i flashback.
Sembra ieri, eppure sono passati esattamente sei anni.
Era febbraio, io seduta sui gradini all’arco della pace, con un tempo che più gloomy non si può.
Guardavo gli alberi spogli, privi di vita, con quei rami così alti ma così vuoti, e mi sentivo esattamente così.
Mi immedesimavo, in quel niente.
In quei giorni Francesco se ne andava e realizzavo, per la prima volta nella mia vita, che non basta desiderarsi per stare insieme. Non basta un omone di due metri che ti singhiozza sulla schiena per ritrovarsi a casa tutte le sere a ordinare sushi dal giapponese sotto casa.
Quel senso di impotenza lo sento sulla pelle come se fosse ancora qui.
Forse perché è ancora qui.

Certe cose, quando le provi, non se ne vanno più.
Ti si aggrappano alla carne, diventano parte di quello che sei.
Non puoi più essere tu senza ricordarti che, ad un certo punto della tua vita (e non solo uno), hai lottato e hai perso.
Hai clamorosamente e irrimediabilmente perso.

In questo periodo mi sto trovando a prendere la metropolitana alla fermata di Sant’Agostino quando è buio.
Guardo le scale e ogni volta rivedo me, che bacio sulla guancia Enrico e gli dico “Grazie eh, alla prossima”.
Il grazie era perché mi aveva pagato tutto, quel giorno, nonostante i miei continui “no, no, non devi”, e nemmeno mi conosceva, ma grazie soprattutto perché non avevo mai riso così tanto nella mia vita.
Un mese dopo ridevamo meno, e a cena mi disse “Scordati che la prossima volta spendo così tanto per una cena.”
Eppure, quella sera, la prima, ho riso con una spensieratezza che ricorderò sempre. E di questo non smetterò mai di ringraziarlo.

Nel frattempo, R. mi scrive che nelle ultime foto che ho postato su Instagram insieme alle mie amiche sono bellissima, perché sono me stessa. E che la mia sensibilità l’ha sempre disarmato.
E un sacco di altre cose stupende, che mi fanno dire “E allora perché non torni?”
Una delle mie solite domande a cui, probabilmente, non riuscirò mai a dare risposta.

Ma, come ci ricorda il buon vecchio Freddie, The show must go on.
Oggi, alle 17.30, in via Solari il sole tramontava, e per me questo significa già primavera. Inoltrata.
Ho creato la playlist Spring 2020 e ci ho messo un sacco di canzoni da teenager che terrò custodite per me, perché la primavera è così, si fiorisce di nuovo.
Ogni volta, qualsiasi cosa succeda, si rinasce sempre, alla fine.

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