È questo avere trent’anni? Avere tante cose da dire ma con nessuna voglia di dirle?

E così eccoci qui, con un anno in più e qualche persona in meno nella mia vita.
Da una settimana sono ufficialmente senza nonni, e dopo aver passato giorni a dire a tutti che stavo bene mi sono accorta che invece no, non stavo bene.
Mi preoccupo sempre così tanto che nessuno si preoccupi per me che, alla fine, nessuno si preoccupa per me (incredibile), e a me ci devo sempre pensare io.

Parte The last thing on my mind, Joan Baez live a Woodstock.
Penso a R.
Alla persona a cui più ero legata, la persona che più mi conosce, con cui più ho condiviso.

Are you goin’ away with no word of farewell?
Will there be not a trace left behind
I could have loved you better
Didn’t mean to be unkind
That was the last thing on my mind

As I lie in my bed in the mornin’
Without you, without you
Each song in my breast dies a-bornin’
Without you, without you

È successo che dopo sette anni e mezzo di questo purgatorio ne ho avuto abbastanza e l’ho obbligato a scegliere, dentro o fuori la mia vita, così no, basta, io non reggo, merito di più.
Ovviamente non è stato in grado di scegliere e ho dovuto scegliere io.
Uscire da quella casa, a testa bassa e con il sole appena tramontato, mi ha fatto sentire finalmente libera, ma con il cuore in frantumi. Molto banalmente.
Mi sono tolta un peso dallo stomaco che prendeva tutta quella parte lì e mi piegava in due ogni volta che respiravo. Solo che quel peso si è portato via qualche vertebra, o costola, insomma quelle cose che stanno lì nel mezzo, e mi sento un buco in pieno petto.
“It is okay to make a decision that breaks your heart but heals your soul.”
Quindi okay.

La verità è che la mia vita procede tranquillamente anche senza di lui, e questa è la cosa che più fa male. Il fatto che non faccia più male.
Sono ormai lontani i momenti in cui, giovane ventitreenne, lo imploravo di non lasciarmi, singhiozzando nella sua macchina per ore.
Il dolore era il prezzo da pagare per vivere ogni cosa con intensità, e un po’ quel dolore mi manca.
Ma si cresce quindi va bene così.
Si accetta, si impara a lasciar andare chi non ha voglia di restare.

Avrei tante cose da raccontare ma mi sembrano tutte superflue.
È questo avere trent’anni? Avere tante cose da dire ma con nessuna voglia di dirle?
E con Joan che continua a ripetere “Please don’t go, please don’t go”, me ne vado a vado a vedere la serie di Zerocalcare, che tanto sto già piangendo, unisco l’utile al dilettevole.

“Se i tempi non chiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi.”
Stefano Benni

Ps: Vedo che avevo Joan Baez come colonna sonora anche mentre scrivo l’ultimo post di aprile.
Evidentemente mi ispira a scrivere qui.
Spero mi ispiri più spesso.

Pps: Una mia foto di me trentenne, per dirvi (e dirmi) che si può essere più giovani a trent’anni di quando ne avevi ventiquattro.

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