Quando niente è lasciato al caso. Pagina 90.

Ogni tanto mi capita di prendere un libro e aprirlo, a caso. Quando vado nelle librerie lo faccio senza pensarci, ma quando quei libri sono in camera mia ho un po’ più paura, perché li ho vissuti fino a dentro.
Baricco.
Antonella dice sempre che quell’uomo e i suoi libri mi hanno rovinato la vita.
Apro a caso.
Pagina 90. Sorrido, mi vien quasi da ridere. Mi sento anche un po’ stupida.
Mi cade all’occhio la sottolineatura.
“E sentì una fitta che non capì, tanto era difficile separare il sapore del rimpianto dalla sensazione bella di aver combinato qualcosa di buono. [..]
Quando sapeva di non essere né peggio né meglio di tanti altri, ma solamente diversa, in un modo prezioso e inevitabile.”
Sorrido ancora e un po’ di più. Mi vergogno a dirlo, e infatti non l’ho mai detto a nessuno, ma da quando ti ho conosciuto mi sento un diamante gettato nell’oceano, uno qualunque, che continua a vagare tra le acque, trascinato dalla corrente.
Un diamante che viene continuamente raccolto e ributtato in mare, ma pur sempre un diamante.
Forse aprire su quella pagina lì, la 90, riferimenti sessuali a parte, non è stato davvero un caso.
Come quando sono passata davanti a dove lavori tu ma quel mercoledì non lavoravi.
Chissà dov’eri, poi, con quel freddo che girava a gennaio.
O come quando sono andata a farmi il tatuaggio, che, diciamocelo, l’ho fatto più per te che per me, quindi dovrò convivere per sempre non solo col fatto di averti dentro ma di averti anche sopra, ovunque, e la cosa che più mi infastidisce è che tu qui ci sei sempre ma il respiro caldo su di me non riesco più a sentirlo ma vabbè, niente stream of consciousness qui,
dicevo,
come quella volta, che poi per strada ho perso il bracciale di Swarovski, che avevo su la prima volta che siamo usciti insieme.
Mi è scivolato via, dalla mano, come, alla fine, mi scivola via sempre tutto. Come mi sei scivolato tu.
“Fede, non ho neanche voglia di tornare indietro a cercarlo, tanto non lo trovo più.
Non ho capito nemmeno io se stessi parlando del bracciale o di te.
Fatto sta che non ho ritrovato né il bracciale e nemmeno te.

Antonella dice sempre anche che sono bellissima.
Ma cosa ne sa lei, che è di parte. Che con me ci voleva stare e io alla fine non ho neanche voluto perché ho qualche problema nella testa.
Continuo a leggere la sottolineatura.
Era quando tutto le faceva paura, ma ancora non aveva paura di niente. Ora che tanto tempo era passato, una specie di stanchezza inquieta si era presa un po’ tutto.

Comunque, la mia stanchezza inquieta sei sempre stato tu.
Ancor prima di conoscerci, eri tu.
Smetto di sorridere.

La luce in cui si abita da giovani sarà la luce in cui si vivrà per sempre. [..]
Disse che molti ad esempio sono malinconici. da giovani, e allora succede che lo rimangono per sempre.

Poi penso che la vita alla fine va avanti sempre. E forse è questo che ci fotte. Va avanti mentre tutto resta indietro.
In ogni caso, io continuo ad andare.

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