Se tu hai bisogno di una scopata, e anche lui ha bisogno di una scopata, e finite per farvela, quella scopata, allora si chiama aiutarsi a vicenda.
Quella scopata.
O usarsi a vicenda, che è la stessa cosa.

Anche quando lui capisce che non è di sesso che hai bisogno e allora per qualche ragione irragionevolmente altruista ed egoista allo stesso tempo, ti da tutto quello che può darti, fuorché il sesso, anche quello è aiutarsi a vicenda.
E usarsi. Soprattutto.
Perché il sesso, lui, lo rimedia facile. È fidanzato. Poi ha delle bellissime mani, glielo dicevo sempre, che mi piacevano. Probabilmente perché a lui non piacevano, a me facevano impazzire, se pensavo ai lavoretti che poteva farsi, e che sicuramente si faceva, con quelle mani.
No. A lui mancava altro.
Forse scoprirsi, o peggio, ritrovarsi, attraverso qualcuno. Lo sguardo di qualcuno.
Dannati occhi. Io i miei me li strapperei a morsi, se potessi.

Che senso ha, consumarsi senza viversi fino in fondo, e poi buttarsi via.
Se solo mi importasse un briciolo di quello che mi importava prima, di noi due, ti cercherei anche e te lo direi. Che come mi hai usato tu senza usarmi, non l’ha mai fatto nessuno.
Non che prima mi importasse tanto, o ancora peggio, troppo, ma mi importava.
Lui era la calma prima, durante e dopo la tempesta, una di quelle calme che ti stravolgono la vita.
Con lui sembrava tutto giusto, tutto normale, tutto bello, persino io; e le cose per cui mi sono rovinata gli ultimi anni della mia vita sembravano lontane come non lo sono mai state.
Poi lui se n’è andato e loro sono tornate. Le sento dietro al collo, sussurrarmi che stavolta non se ne vanno più.
Almeno loro restano.
Almeno loro.

Odio non finire qualcosa, chiuderla a metà. Le cose o si fanno bene o non si fanno, lo dico sempre.
Se non vai fino in fondo allora non andarci proprio.
Chiudi quella fessura tra le gambe, lì nel cuore, prima ancora di iniziare.
Strappa il numero che hai in mano, prendine un altro e torna in coda.

(14 marzo. Il giorno in cui ho scritto queste parole. La notte, anzi.
Le ho sempre tenute lì, solo per me, come tante altre parole. Sono l’unica cosa solo mia, a volte.
Le pubblico oggi, 19 maggio, perché quando il tempo passa, anche le parole si svuotano. E tu mi sei scivolato via.)

2 risposte a “

  1. Usarsi un po’, scivolando via… sembrerebbe il manifesto-slogan di una generazione perduta, invece è il passaggio di cruda verità di una generazione che si potrebbe ritrovare un po’ più in là nella consapevolezza. Per te ci saranno altre storie (magari lasciando perdere di aiutarsi in termini di scopate, tanto non funziona).

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