Bologna, Francesco, il pesciolino Ubaldo.

Ieri sono andata a fare una sorpresa a Francesco, che nell’ultimo anno, da quando si è trasferito, ho visto due volte. Stefano, che sta da lui qualche giorno, mi è venuto a prendere in stazione.
Quando Fra si è affacciato alla finestra e mi ha visto si è messo a urlare e allora ho urlato anch’io e poi ho rischiato di rompere il portone perché cercavo di chiuderlo ma non ci riuscivo perché non avevo fatto caso al cartello grande come una casa “Portone a chiusura automatica”, certo.

Che tutti pucci pucci, abbracci, baci, morsi e già mi manca tutto e mi mancano tutti.
Mi ha detto subito che lì ha mangiato giapponese una sola volta perché proprio non è buono. Come-è-possibile.
Vivere in un posto senza poter mangiare un California decente dovrebbe essere illegale.
Dopo questo trauma, e mentre Stefano preparava dei french toast che dire da orgasmo è dire poco, io l’ho aggiornato sui miei uomini e lui sui suoi, arrivando alla conclusione che se uno non ti vuole, non ti vuole e basta.
Poi può esserci uno scafandro di ragioni per cui anche se insieme siete perfetti alla fine lui se ne va, e magari sarebbe gradito che una volta tanto gli uomini parlassero visto che anche loro hanno il dono della parola, e non prendere e scappare a gambe levate,
però, alla fine, se se ne va tu non puoi rincorrerlo per sempre.
Accettazione. Che poi è un modo carino per dire rassegnazione.
Io devo ancora capire se ci sono arrivata, a sta fase qui. Sono in bilico tra “Lo so che tanto non torna” e “Però ancora spero che mi cerchi” da mesi ormai.
Vabbè. Francesco, Stefano, french toast, la casa enorme, le porte blu mare, il caldo delle 2 di pomeriggio del 16 luglio in una città senza mare, usciamo che andiamo a prendere Lorenzo, l’ex di Stefano.
Ci hanno fermato dei ragazzi che festeggiavano una laurea e hanno insistito affinché prendessimo uno dei pesci rossi che avevano in un secchiello. Tralasciando la lecita domanda “perché avete dei pesci rossi in un secchiello” e tralasciando il fatto che Fra, a dire no, proprio non riesce, alla fine ci siamo appioppati Ubaldo.
Che ad un certo punto ha iniziato ad agitarsi perché, avendo chiuso il sacchetto di plastica, poverino, non aveva ossigeno. Ed è partita l’operazione Salva Ubaldo.
Che poi abbiamo buttato in un fiume (decisione sofferta), ma con noi non sarebbe sopravvissuto al caldo afoso della vita. Mentre lo buttavamo, una signora si è fermata e ha detto che il nostro karma ne risentirà positivamente.

Come Paolo Fox che ogni anno dice che è l’anno buono per il cancro e poi a me va da schifo.

Poi è arrivato il tempo di saluti.
Giulia non piangere.
Giulia non piangere.
Tanto ci vediamo presto. Anche se non sarà mai abbastanza.
Mentre tornavo, in treno, mi dicevo che se Fra fosse restato con me, con noi, a Milano, sarebbe stato tutto più semplice.
Forse lo penso perché è facile rifugiarsi in qualcosa che non esisterà mai e che quindi non puoi verificare.
O forse perché è davvero così. 
Se fosse sempre così, se avessi loro sempre con me, se, sempre, se, sempre. 

È un po’ come quando stai bene con qualcuno, non vorresti cambiare nulla, e anzi più che stare bene sei proprio felice, e poi invece finisce che cambia tutto, semplicemente perché vi siete trovati nel momento sbagliato.
Puoi solo accettare una fine che non sarebbe dovuta arrivare mai ed adeguarti.
L’amore non basta mai. In ogni sua forma. Non basta mai.

Una risposta a “Bologna, Francesco, il pesciolino Ubaldo.

  1. “anche loro hanno il dono della parola, e non prendere e scappare a gambe levate”..”Sono in bilico tra “Lo so che tanto non torna” e “Però ancora spero che mi cerchi” .. quant’è vero! :/

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