Quando un solitario si trasforma in un ménage à trios. Paris by night.

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Quando dico che il mondo è piccolo non mi ascolta mai nessuno.
Simo e la Dany, due compagni di università, sono finiti qui a Parigi proprio in questi giorni, e galeotto fu facebook, hanno scoperto che c’ero anch’io e allora vedersi è stato un attimo.
Ammetto che l’idea non mi allettasse poi così tanto, mica per loro, che sono incredibilmente bravi e pazzi e simpatici e lo so che non siete abituati a questo politically correct ma è la verità, piuttosto perché quando entro nel mood “sono sola e odio il mondo” e mi scombussoli i piani vado in paranoia.

Detto ciò, premettendo che a Parigi fa più freddo di giorno che di sera, cosa che non mi ricordato, è stata una di quelle serate che ricorderò per il resto della vita.
Li ho portati in un bistrò dove vado ogni tanto in Place de la Madeleine, ovvero dov’è il mio hotel, perché non sia mai muoversi troppo.
A parte l’avergli fatto spendere trenta euro per un club sandwich e mi sono sentita dannatamente in colpa, ma io a queste cose non faccio mai caso (fortuna che è sempre valida la scusa del “Parigi è sempre più cara”), è stata una cena coi botti. Letteralmente.
Ad una ragazza al tavolo dietro di noi hanno preso fuoco i capelli mentre spegneva il suo dolce di compleanno, e via di risate (mica tanto) nascoste (contenermi non è mai stato il mio forte), puzza e nebbia per tutto il locale.
Da lì, il degenero. Io sono stata essenzialmente la solita casinista che rovescia questo e quello, ma anche loro sono stati senza troppi problemi al mio passo.
Risultato: tre ore di infinite risate, seriously, tanto che mi fa ancora male la mascella.

Dopo cena ci ha raggiunto un’amica della Dany della Bocconi che sta facendo uno stage qui e che invece là abita vicino a me ma ovviamente i vicini chi li conosce.
Ci siamo fatti gli Champs-Elysèes avanti e ‘ndrè, e niente, io che Parigi era così bella la notte non me lo ricordavo mica.
Un mondo.
Un mondo.
Tornati in Place de la Concorde li ho salutati, che la vecchiaia si fa sentire ormai, e prima di andare in hotel sono stata lì in mezzo alla piazza a guardarmi intorno, e mi è venuta in mente quella scena de Il diavolo veste Prada in cui Anne Hathaway arriva per la prima volta a Parigi, ed è in macchina, di sera, e si guarda intorno incredula di trovarsi davanti a così tanta bellezza, che non può essere vero.

E io mi sono sentita così, in quella piazza, ieri sera. Come se fosse la prima volta.
Pretendere che sia sempre tutto “come la prima volta” equivarrebbe a chiedere la luna, e poi io soffro di vertigini, non esageriamo con le emozioni, però sapere che c’è qualcosa in grado di sorprendermi ogni volta, mi riempie il cuore. Tipo che uno può soffrire come un dannato ma quando ti capitano questi balzi al cuore pensi che ne vale la pena, vivere, anche il dolore, se poi ogni tanto finisci per pensare che la vita è davvero bella. Bellissima.

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