Vorrei partire, vorrei che bastasse, come qualche anno fa.
Vorrei avere la forza di andare lo stesso, sapendo che comunque non basterà.
E invece non vado. 

Parigi mi manca, mi manca da troppo, posso ancora considerarla parte di me se è oltre tre anni che non ci metto piede?
Posso ancora considerarla parte di me se so che stavolta non riuscirà a salvarmi?
Forse sì. Forse sono io che non posso più considerarmi parte di me. 

Ricordo “Libertà” di Franzen sul letto sfatto della camera di hotel, la 404, me l’aveva consigliato Francesco.
Ci siamo mischiati qualsiasi cosa io e lui, a tempo record, e adesso mi chiedo se saprebbe riconoscermi se dovesse incrociarmi per strada.
Cosa che comunque non potrà mai capitare, dato che si è sposato e si è trasferito a Bergamo (ma come puoi passare da Milano a Bergamo?! Si sopravvive poi?).

Io, invece, sono sempre qui e arrivo sempre tardi.
In effetti a dire “ti amo, per tutte le volte che non ce lo siamo detti in questi tre anni”, cosa pensavi di ottenere, esattamente?
Che mettesse da parte tutto perché tu, di punto in bianco, hai deciso di riempire sei (SEI) fogli bianchi di tutte le cose che non gli hai mai detto?
In effetti , lo speravo, ma soprattutto lo pensavo.

E invece mi sono solo trovata senza più parole da dire, per la prima volta nella mia vita.

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