“Non crucciarti, Italia, la vita è questa. Attimi superbi di vicinanza e poi gelide folate di vento. E se tu soffri laggiù, oltre l’ultimo faraglione di cemento, la tua sofferenza mi è ignota in questa distanza, ed estranea.
Che importa se sei gravida di uno sputo sporco? Stanotte sei sola con il tuo bagaglio sotto la pensilina di un treno che se ne va, che hai perduto.”

Oggi sono andata alla Feltrinelli dopo tanto tempo. Troppo. Amavo avvolgermi dall’odore dei libri, ancora non vissuti ma pieni di vita.
Ho preso Non ti muovere e mi sono seduta.
Io la Mazzantini proprio non riesco a leggerla. Non ce la faccio. Ho tutti i suoi libri lì, conosco le prime cento pagine a memoria, ma poi mollo.
Vorrei chiamarla e dirle di smettere di parlare di me al mondo intero, che non sembra ma un po’ di pudore mi è rimasto. Soprattutto sul dolore.

Intorno a me tutti scheletri già vissuti o che non vivrò mai.
Mi volto e vedo Murakami spappolato lì, lungo tutto lo scaffale, proprio davanti a me.
Se queste poltroncine non pesassero così tanto prenderei la mia e la lancerei da qualche parte. Non importa dove, lontano da qui, lontano dai ricordi.

Tutto mi ricorda te.
Neanche più noi. Solo te.
È questa la fine di tutto.

Era solo questione di tempo. Il tempo avrebbe svolto il suo mestiere corrosivo, intaccato il mio rimorso fino a farlo diventare talco.”

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