Summer trip, parte uno: Provence.

Inizio col dire che no, non sono morta, né ho deciso di ritirarmi da eremita in Tibet, sono semplicemente andata in vacanza.
Mi ero ripromessa di postare man mano, ma eravamo sempre in giro, e tra una cosa e l’altra cercavamo un po’ di relax a due. Capitemi.
In pratica, il Mac l’ho tirato fuori solo per vedere la tanto temuta fine di Breaking Bad. E sono stati lacrimoni sia da parte mia che di R., che mi ha seguito lungo il mio intensissimo corso di BB (cinque stagioni in una settimana) e che si è commosso rivedendo la fine di quell’incredibile mondo.

Ho voluto mostrare ad R. i luoghi delle mie estati, avendole passate tutte, fin da prima che nascessi, in Francia.
Tappa immancabile nella sempre più incantata St Tropez, ma anche in Provenza, posto che ho riscoperto, avendo preferito la magia della Costa Azzurra all’odore dei vigneti da qualche anno, ormai.
Io che quest’estate non volevo partire, sono tornata nuova. Come se gli ultimi mesi non fossero mai successi. Come se stessi bene da sempre.
Il cammino sarà lungo, ma ho ufficialmente e definitivamente lasciato andare F. Potete mettere i festoni.
Sarà che fra poche ore sarà settembre, che è sempre simbolo di nuovi inizi, per me, sarà che è tornata vita in quel dì di Milano, la mia amata frenesia metropolitana. Sarà.

Voglio prima di tutto fare un doveroso ringraziamento a R, è stato un santo a portarmi le mie quattro valigie per tutta la vacanza. Fare nuoto a qualcosa gli è servito.

Prima parte della vacanza: Provenza, avevo dimenticato l’immensità di certi scorci medievali immersi nella natura, della loro austerità visti dal di fuori e dalla vitalità che poi respiri dentro, una vitalità però statica, ferma lì, come se non avesse subito il passare e il cambiare del tempo.
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(Le foto che posto sono tutte fatte con la digitale, conoscendo i miei tempi, ora che ordinerò quelle fatte con la reflex si fa Natale. Seriously.)

Una cosa che mi è restata impressa sono state le persone di quei posti. Passando da Bonnieux abbiamo assistito ad una vera e propria sfilata di costumi d’epoca post matrimonio. Avrei tanto voluto fermarmi a chiacchierare con qualcuno, una persona qualsiasi tra le tante che uscivano dalla chiesa, per sentirmi un po’ Owen Wilson in Midnight in Paris.
Sembravano comparse in un quadro di Manet.
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Gordes invece ha segnato l’inizio del mio amore per i colori stravaganti delle case (più precisamente del contrasto dei colori tenui dipinti sulle mura con i più accesi e disparati di porte e finestre).
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Momento paparazzi, io e R. che ci fotografiamo a vicenda:
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Piccola constatazione: mi ha fatto camminare tantissimo. Come se non gli bastasse sfinirmi anche in un altro ambito.

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