Alt-J live, tra Seth Cohen ed Estremo Oriente

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Come accennato ieri, io ed R. abbiamo passato San Valentino al concerto degli Alt-J, che gli ho regalato per Natale (a settembre).
È stata una corsa contro il tempo e gli imprevisti della vita, visto che a lui è venuta improvvisamente la febbre e, anche se io sono andata a sentire Elisa con 39, lui ha 35 anni e l’età ci mette la sua buona parte.
Andiamo non andiamo alla fine andiamo.

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Sono restata piacevolmente sorpresa da questo concerto, perché in generale non stravedo per i suoni elettronici.
Effetti speciali come non ne ho mai visti (forse solo da George Michael e l’orchestra sinfonica) accoppiati a voci particolari e perfettamente intonate (cosa che non guasta mai).
La maggior parte degli effetti sullo sfondo erano dai toni caldi, che con il diluvio fuori e oki e peridon dentro (al mio stomaco) hanno aiutato un po’ a riscaldarmi, ed R. che mi baciava ovunque tranne dove avrebbe dovuto per non attaccarmi la febbre.

Mi hanno più volte ricordato Seth Cohen e quel finale di stagione di OC mentre si allontanava (anche metaforicamente) dalla sua vita, dai suoi dolori, con uno straziante Jeff Buckley in sottofondo.
È stato rassicurante e a tratti anche così emozionante da farmi scendere una lacrimuccia, come in This is from Matilda.

Volevo fare una precisazione: conoscevo solo una loro canzone (Left Hand Free, quella che passa ora alla radio), This is from Matilda è una canzone piuttosto triste (sia in parole che in musica), mi avvicino ad R. che conosce tutta la loro discografia e gli faccio “Si chiama This is from the teardrop?” imitando anche il gesto della lacrima.
“Sì sì.”
E invece non mi stava nemmeno ascoltando. L’amara scoperta stamattina su testimania.
Però sarebbe stato bellissimo “This is from the teardrop, and she needs you..”
Vabbè.
Lacrime anche così.
Potrei scrivere canzoni.

Comunque, è stato uno di quei concerti che anche se non conosci le canzoni apprezzi lo stesso. Se vai ad un concerto di Antonacci invece, per dire, senza poter cantare a squarciagola non ha nemmeno senso che tu perda prezioso tempo e soldi della tua vita per andare a vedere Antonacci. Sempre per dire.

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Sapendo poco e niente di loro, a parte una canzone alla radio e il loro primo cd sentito un po’ sì e un po’ no sulla strada per la Costa Azzurra quest’estate, sono quasi obbligata ad andare per associazioni.
Da Seth Cohen all’oriente, quello estremo. Rilassante, saggio, fatto di fiori di loto e geishe.
Tin tin tin..

Bravissimi questi ragazzetti inglesi, che al secondo album riempiono il Mediolanum Forum.
Ed hanno saputo creare quel momento romantico da accendino/iphone (giuro che degli accendini c’erano.)
Avete acquisito una nuova fan. (E secondo me anche più di una.)

Ps: E domani, Bollani. Giornate intense.

Please don’t go, I’ll eat you whole
I love you so, I love you so

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