Il mio primo giorno all’Expo – parte due: lo spettacolo della Corea e la delusione degli Stati Uniti

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Come promesso ieri, continuo a parlare della mia visita all’Expo iniziando con il padiglione della Korea, che è stato quello che più mi ha affascinato (e riempito lo stomaco!).
Mi ha emozionato tantissimo.
Qui c’è davvero tanto da raccontare, ma sarò breve: all’inizio una ragazza coreana (che sapeva parlare molto bene l’italiano) ha spiegato il senso che loro danno al cibo e quello che vogliono trasmettere, un percorso interessante di cui vi accennerò solo due cose:
– l’ologramma di un bambino africano malnutrito, accanto ad un albero cupo, che si muove e guarda “il pubblico”: molto toccante
– un robot che inscena uno spettacolo in cui vengono spiegati i cibi che usano e come li lavorano, pensate che loro mangiano prodotti che lasciano a fermentare uno, due anni!
Poi sono andata al ristorante koreano : P ed ho mangiato alcuni tra i piatti più buoni che io abbia mai mangiato in vita mia! Di uno ho anche fatto il bis.
Ma per questo vi tengo un po’ sulle spine : ), voglio fare un post a parte sul tema cibo (essendo il senso dell’Expo), ma ci devo andare almeno un’altra volta per poter raccontare qualcosa di concreto!

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Angola.
Che, tra parentesi, credevo fosse tra la Russia e la Cina invece ho scoperto che si trova in Africa. Questo Expo è un toccasana per la mia quasi totale mancanza di orientamento geografico.
Quattro piani, ripeto, QUATTRO piani, io arrivata in cima stavo collassando.
Interessantissimo, coloratissimo.
Le donne rappresentanti lo Stato sono raffigurate in dei video, e in una parete, paesaggi tipici dell’Angola. Immagini impressionanti!
Infine, su dei cartelloni circolari vengono mostrate e spiegate le ricette più importanti per ogni regione.
La loro cucina è influenzata dal Portogallo ed anche dalla nostra, ebbene sì: la pasta è tra gli ingredienti più usati!

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Brasile.
Avrete visto tutti il pavimento in rete del padiglione del Brasile su cui si può camminare su, ecco, c’era tantissima coda, allora ho rimandato ad una delle prossime volte ed ho fatto un giro nel giardino sottostante in cui sono state piantate piante tipiche del Brasile, come i fagioli (che stanno morendo, poretti), l’ananas e le patate.

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Stati Uniti.
Delusione.. Credetemi se dico che non c’è niente!
Una terrazza bellissima, ok, e poi?!
È enorme ma, dentro, il vuoto. Si salgono grosse scale dove si viene accolti da moltissimi ragazzi americani in divisa, tutto bello, ok, ma almeno mostrare qualcosa di uno degli Stati più grandi, ricchi ed eterogenei del mondo!
Invece ci sono solo alcune postazioni video in cui agricoltori spiegano come coltivano le piante e crescono gli animali, che può starci, capisco la volontà di allontanarsi dall’idea di junk food americano, ma giusto quell’impegno in più non sarebbe guastato.
All’esterno un’innovativa parete di piante che si muove alla ricerca della giusta luce e aria.

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Slovacchia.
L’esatto opposto degli USA: siamo entrati perché “è minuscolo e facciamo in fretta” invece UAO.
È piccolo, è vero, dentro ci sono tutti i simboli di questo Stato che fino all’altro giorno ignoravo totalmente e invece ho scoperto essere ricchissimo, pieno di storia e posti magnifici.
Vengono distribuiti a tutti dei mini ipad in cui sono spiegate tutte queste cose divise in varie categorie: gastronomia, tradizione, turismo, personaggi famosi etc.
Sono rimasta davvero impressionata.

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Federazione Russia.
All’entrata un enorme soffitto a specchio in cui tutti ci davano giù di selfie, eheh.
Ma poi.. Ritorno all’Unione Sovietica. Davvero.
Tante opere di quegli anni, atmosfera fredda, non sapevo se ridere o piangere!
In un’enorme stanza un altrettanto enorme bancone in cui viene servita vodka, in un’altra stanza ancora, una montagna di cibi tipici russi. Poi un bar, un centro conferenze, delle postazioni scacchi.
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Si conclude qui la mia prima visita all’Expo. Settimana prossima sarò a Nizza, ho prenotato ieri, ho bisogno di mare!
Poi non vedo l’ora di tornarci!

5 risposte a “Il mio primo giorno all’Expo – parte due: lo spettacolo della Corea e la delusione degli Stati Uniti

  1. bel resoconto! molto esaustivo.
    Per quanto riguarda la costa azzurra hai scelto il periodo peggiore mi sa, immigrati accampati anche a piazza garibaldi

    Mi piace

  2. Pingback: Addio 2015, la mia esperienza all’Expo in oltre una quindicina di visite | Giulia Violante·

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