I miei primi e ultimi 29 anni.

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Per scrivere questo post mi è tornata in mente la famosa citazione di Tenco.
“Perché scrivi sempre cose tristi?”
“Perché quando sono felice esco.”

Ho fatto 29 anni, due settimane e un giorno fa.
Volevo scrivere qualcosa, perché scrivo sempre qualcosa, ma la verità è che non ne avevo voglia.
Sto vivendo come avrei dovuto vivere tanto tempo fa.
È stato un anno faticoso. Lungo il cammino ho perso delle persone. Chi se ne è andato volontariamente, chi una po’ meno.
Ma gli ultimi mesi sono stati i più difficili, ho sofferto, ho guardato la vita passare senza pormi domande, poi qualcosa dentro di me è cambiato.
Non so spiegare cosa, e ancora meno come, ma sono tornata la Giulia che non si ferma mai, sempre sul pezzo, un po’ come quella del liceo, che credeva di avere il mondo tutto per sé.
E forse è questa la chiave, convincersi di avere un pezzo di mondo che puoi modellare a tuo piacimento.

Sono andata a Venezia, a Firenze, domani parto per il mare. Ad agosto? Non si sa.
Vedere Venezia così vuota è stato surreale, così triste ma anche così bello, Il solito bittersweet.
Piazza San Marco al tramonto, totalmente deserta, con il piano del Grancaffè Quadri che suonava, è stato uno dei più emozionanti della mia vita.
Ho scoperto una Venezia diversa, nuova, sorprendente, decadente ma fiera.
Sono stata così colpita che da quei giorni che ho deciso di creare un libro con le foto fatte (l’avevo fatto solo per l’Australia), e ogni volta che lo guardo mi sale anche un po’ di orgoglio per i pezzi del puzzle che pian piano stanno tornando al loro posto.
Qui il link con alcune delle mie foto
, just for the record.
(In realtà il libro non era nei programmi, ma mi sono fatta un po’ trascinare – ovviamente, da uno sconto di ben 100€ che ho avuto su Saal Digital per fotografi professionisti per stampare il proprio book, e allora cosa fai, lasci le foto di Venezia appena fatte nascoste nel computer? Ovvio che no.
Aggiungi anche quello al carrello e via.
Il libro è bellissimo, e la qualità delle pagine è super. Per ora il servizio migliore che abbia mai provato per stampa libri, anche se, unica pecca, alcune foto/pagine sono un po’ desaturate, come se fossero state stampate con un altro profilo colore. Idem per il book. Voto 9/10.
Sperando che questo non mi faccia accumulare libri per ogni viaggio dietro l’angolo che decido di fare.)

Ho sempre usato il viaggio come strumento per il cambiamento.
Spesso l’ho sfruttato per scappare, stavolta per metabolizzare le perdite. I cambiamenti che inevitabilmente hanno portato, il classico battito d’ali della farfalla che provoca uno tsunami dall’altra parte del mondo.
Per me è stato un passo enorme verso l’accettazione della vita, che alcune cose non possono essere cambiate.

Quali perdite?
Perdita numero uno: Enrico.
L’ho sentito quasi due mesi fa. Questa sarà probabilmente l’ultima volta che leggerete il suo nome, perché, come mi ha prontamente ricordato lui, “il passato è passato”. (Ce n’era bisogno? No.)
Ho capito che tutta quella dolcezza, quella tenerezza, addirittura quella sensibilità che credevo di aver visto, ho solo voluto vederla. Che la verità era quella di tutti gli altri, non la mia.
Dispiace, perché, con tutti i modi e le parole che una persona intelligente come lui poteva scegliere, ha scelto quelle che mi avrebbero fatto più male. Di proposito.
È la cosa che mi ha ferito più di tutte.
Non solo non ce n’era bisogno, ma credevo quantomeno che avesse capito che non sono come tutte le altre persone che ha conosciuto nella sua vita, che non doveva affossarmi per difendersi, e invece no.
In quel momento ho capito che non aveva capito niente.
E che nemmeno io avevo capito niente.
Ho, però, provato un enorme senso di leggerezza.

E anche questa l’abbiamo presa e portata a casa.

Perdita numero due: Alessia.
Per il capitolo “persone che se ne sono andate un po’ meno volontariamente”.
Questa parte è particolarmente difficile, perché so che, qualsiasi cosa accada da qui in poi, non cambierà le cose.
Alessia è mancata due mesi fa, ma mi sembra già un’eternità.
In questo tempo, non sono stata in grado di elaborare né il lutto, né il senso di impotenza e ingiustizia, né l’incredulità.
Vedo il suo volto, sento la sua risata, e soprattutto la mia quando eravamo insieme, ovunque, sempre.
Quando chiudo la porta di casa, quando guardo la vetrina in un negozio, quando vado in bagno, quando mi metto gli auricolari e faccio partire una canzone a caso.
È come se fosse ancora qui, ma in realtà è da tutt’altra parte, senza di me, senza Anna, senza sua madre, senza le sue amiche.
Vorrei immaginarla correre tra i prati insieme a suo padre, ma non credendo nell’aldilà continuo ad immaginarla in una bara, mentre si starà già decomponendo.

Ma d’altronde, questa è la vita, devi prendere il pacchetto completo.
E io domani parto per il mare.

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